Cingoli

Spazio museale Chiesa di San Domenico

L’antico tempio cittadino dei Padri Predicatori, che la tradizione vuole fondato dallo stesso san Domenico all’inizio del secolo XIII, “poco prima di sua morte”, avvenuta nel 1221.
Dell’originaria struttura duecentesca, presumibilmente in stile romanico e semplice nella forma, non restano che scarse tracce, l’edificio avendo subito nel corso del tempo numerosi lavori di adeguamento e di ricostruzione.

Nel secolo XVI in particolar modo la chiesa fu oggetto di importanti interventi edilizi, che comportarono plausibilmente l’adeguamento delle strutture al nuovo gusto architettonico dell’epoca: ne furono interessati l’esterno, con l’innalzamento di una nuova torre campanaria e l’erezione di un annesso edificio per la biblioteca, e forse in maniera più consistente l’interno, con l’ampliamento e l’abbellimento degli altari e con la ricostruzione o il restauro delle cappelle di jus-patronato da parte delle più facoltose famiglie della nobiltà cittadina, come avviene in questo stesso periodo nelle più importanti chiese di Cingoli. Esempio non trascurabile di ciò sarebbe il fatto che fu allora collocata sull’altare maggiore, necessariamente ristrutturato, la grande tela della “Madonna del Rosario” di Lorenzo Lotto, portata a termine dal maestro veneziano nella primavera del 1539.

La struttura attuale è frutto dell’intervento di radicale rinnovamento cui la chiesa fu sottoposta, per iniziativa dei padri conventuali, nella seconda metà del secolo XVIII. I lavori, iniziati su disegno dell’architetto Arcangelo Vici di Arcevia, furono completati con l’apporto del figlio di questi, Andrea, seguace del Vanvitelli. La facciata è incompiuta, priva di rivestimento, realizzata con corsi alternati di mattoni e conci di pietra interrotti dall’apertura dei tre portali e dal finestrone ad arco. Perfetto è invece l’interno, basato su di un progetto complesso e minuzioso, basato su di uno schema a pianta centrale allungata.

Opere presenti

La Madonna del Rosario, 1539

SCHEDA DELL’OPERALa Madonna del Rosario, 1539 - Cingoli

Città di Cingoli

Immersa in una delle zone floristicamente più belle, ricche e rare del paesaggio mediterraneo, Cingoli (m. s.l.m. 631) sorge in posizione panoramica sul lato orientale del versante adriatico del gruppo montuoso, comunemente indicato come Preappennino, che si staglia sull’alta valle del Musone e alle cui spalle si erge la Dorsale Appenninica vera e propria.
L’eminenza topografica di Cingoli – cui un antico mito di fondazione collega a un ancestrale culto solare legato ai nomi di Picus e della maga Circe – considerata in relazione alla superba veduta panoramica a cui questa da adito, ha con il tempo permesso alla città di guadagnarsi l’appellativo di “Balcone delle Marche”.

Una “Posizione incantevole” dalla quale si ha accesso a “Panorami sconfinati” per parafrasare ciò che il pittore Donatello Stefanucci aggiunse a commento di una sua celebre veduta di Cingoli (conservata nella Pinacoteca comunale).

L’omogeneità del tessuto urbano corrisponde a una forte coesione ambientale: l’abitato, la cui salubrità climatica è proverbiale ormai da cinque secoli, si inserisce armonicamente in un paesaggio dove l’opera dell’uomo e quella della natura si sono perfettamente integrate valorizzandosi a vicenda.
Esempio di grande fascino dell’atmosfera tipica di altri medi e piccoli centri della zona dell’antica provincia Picena, Cingoli se ne discosta al tempo stesso per la nobiltà, la complessa profondità e la gloria di un passato che ancor oggi è percepibile nelle ombre lunghe che alla sera gli antichi eleganti palazzi proiettano sulle piazze e sulle vie.

 

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